Bollicine

Già gli antichi romani consumavano i vini con le bollicine, dapprima come frizzanti spontanei e successivamente come frizzanti prodotti con l’aggiunta al vino secco di mosti od altri prodotti zuccherini. Gli antichi romani si devono considerare i veri inventori della “rifermentazione” programmata, che nel corso dei secoli successivi è stata perfezionata, sino all’uso della rifermentazione in bottiglia (perfezionata in Champagne ma già usata nei dolium romani) ed infine in autoclave. Si può pertanto affermare che lo spumante è un vino di grande ed antica civiltà e di raffinata arte enologica. I romani e gli italiani hanno contribuito sostanzialmente a scoprire i principi che governano i vini con le bollicine e a farli evolvere verso l’alta tecnologia che oggi tutti conosciamo. Non meno importante è stata la partecipazione romana ed italica nella individuazione dei vitigni autoctoni e tradizionali più idonei alla spumantizzazione e alla ricerca delle zone viticole più vocate a produrre basi (vini adatti ad elaborare spumanti di qualità). Se sul piano viticolo e tecnologico l’Italia possiede tutte le prerogative per diventare il più grande paese produttore di spumanti, sul lato dell’organizzazione commerciale i francesi, bisogna riconoscerlo, hanno saputo anticipare gli italiani, soprattutto valorizzando le denominazioni di origine.

Il piacere delle bollicine è, pertanto, millenario e solo recentemente si è scientificamente chiarita la loro influenza positiva sull’assorbimento dell’alcol, sulla digestione e sull’apprezzamento gustativo degli alimenti, a causa dei legami che si creano con la saliva; va inoltre aggiunto l’effetto euforizzante tipico degli spumanti cercato dall’uomo ancor prima della scoperta del vino, attraverso bevande provenienti dalla fermentazione della linfa di palma, betulla, frassino da manna, ecc… (M. Fragoni Storie dei Vini con le Bollicine).

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