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Viticoltura di precisione

La viticoltura di precisione è un pilastro della sostenibilità … nei suoi aspetti pratici da sempre applicata dai vitivinicoltori.

Ricordo l’invito di mio padre ad osservare il vigneto dall’alto per comprenderne gli umori e le esigenze nell’evoluzione…..

Ritengo importante  comprendere fino in fondo la portata della Viticoltura di Precisione in attesa di una ricerca applicata seria che metta a disposizione mappe tematiche e di prescrizione usufruibili con o senza macchine a rateo variabile.

Scopri di più cliccando su Viticoltura di precisione

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VINITALY 2016 – La sostenibilità nel mondo del Vino

 50-esimo-anniversario-vinitalyVigne Di Malies

vi aspetta nel proprio stand, nel padiglione B Regione Campania – Benevento.

Tutto quello che l’uomo fa ( o non fa) è impattante, per la natura, per la salute dell’uomo e degli animali,  per il tessuto sociale ed  economico di tutto un  territorio.

La sostenibilità è tutto tranne che  un concetto astratto.

Vigne di Malies è impegnata a valutare, misurare e migliorare  in vigna e in cantina.

alcuni  strumenti : gli indicatori del progetto VIVA . 

http://www.viticolturasostenibile.org/Indicatori.aspx

Saremo felici di presentarvi i vini , i progetti e i dati delle nostre attività.   

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VITIVINICOLTURA SOSTENIBILE “IL PROGETTO V.I.V.A”

 

 

Valutare la sostenibilità nella produzione vitivinicola Italiana

VIGNE DI MALIES C’E’

attestato formazione VIVA

Il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, nell’ambito del progetto VIVA “La Sostenibilità della Vitivinicoltura in Italia”, con la collaborazione del:

  • Centro di Ricerca Opera per la sostenibilità in agricoltura dell’Università Cattolica del Sacro Cuore;

  • Centro di Competenza Agroinnova dell’Università di Torino.

Ha elaborato un disciplinare per la misura delle prestazioni di sostenibilità della filiera vite-vino. Il disciplinare è composto da 4 documenti tecnici per l’analisi dei quattro indicatori da parte delle aziende – ARIA, ACQUA, TERRITORIO E VIGNETO e da un Allegato contenente le procedure di verifica per gli enti certificatori.

Gli indicatori sono stati sviluppati sulla base dei principali standard e norme internazionali. L’applicazione degli indicatori è validata ogni due anni da un ente terzo di certificazione, e consente ai produttori di elaborare effettive strategie per la riduzione degli impatti generati dalle attività aziendali.

aria

ARIA

L’indicatore ARIA esprime l’impatto che la produzione di uno specifico prodotto (CFP) e/o l’insieme delle attività aziendali (GHGI) hanno sul cambiamento climatico.

acqua

ACQUA

L’impronta idrica esprime il volume totale di acqua dolce consumata e può essere riferita sia all’azienda nella sua totalità sia ad una singola bottiglia di vino da 0,75 l. È un indicatore del consumo di acqua dolce che tiene conto dell’acqua consumata e inquinata in vigneto ed in cantina per la produzione del vino.

vigneto

VIGNETO

L’indicatore VIGNETO prende in considerazione le pratiche di gestione agronomica del vigneto ed in particolare valuta l’utilizzo degli agrofarmaci e le relative conseguenze sui corpi idrici e sul suolo. Analizza inoltre gli aspetti legati alla biodiversità, alla gestione del suolo e alla fertilità. L’indicatore può essere elaborato sia considerando l’intera superficie aziendale, che la superficie dedicata alla produzione di uno specifico prodotto.

territorio

TERRITORIO

Nel panorama complessivo dell’agricoltura italiana, il paesaggio disegnato dalla coltivazione della vite ha una importanza fondamentale ed è già oggetto di tutela.

CORSO SUS02 VIVA

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La sostenibilità nella gestione del suolo viticolo

Gestione sostenibile del suolo vitato nel nostro ambiente climatico

 vangatura

Partendo dal presupposto che tutto ciò che fa l’uomo è impattante verso l’ambiente occorre operare con raziocinio, avendo sempre ben presente l’obiettivo, vale a dire una viticoltura sostenibile.

Per essere sostenibile la viticoltura deve proporre soluzioni ecologicamente valide, economicamente vantaggiose, socialmente gradite.

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La potatura secca invernale

La potatura secca, o invernale, è una   pratica di fondamentale importanza per  la corretta gestione del vigneto, poiché consente di conseguire l’equilibrio tra  l’attività vegetativa e l’attività produttiva della pianta, con ripercussioni dirette sia sulla resa che sulla qualità dell’uva;

la potatura invernale persegue inoltre lo scopo di assicurare la longevità produttiva della pianta e di controllarne lo sviluppo nello spazio assegnatole, mantenendo la forma di allevamento impostata.

IL CARICO DI GEMME

Il carico di gemme lasciato per ciascuna pianta condiziona il numero di grappoli ottenibili; deve essere scelto considerando la fertilità del suolo e la vigoria espressa dalla combinazione vitigno/portinnesto, in modo da raggiungere un equilibrio ottimale tra foglie e grappoli, fondamentale per l’ottenimento di uva di qualità.

In generale si può ritenere che  una pianta sia in equilibrio quando i germogli arrestano la loro crescita in concomitanza con l’invaiatura (che si manifesta con il cambiamento di colore degli acini e della loro consistenza, senza entra re così in concorrenza con la maturazione del grappolo.

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I tagli della vite: «passato», «presente» e «futuro»
A proposito della potatura della vite è consuetudine indicare i tre tagli classici con i termini di «taglio del passato», «taglio del presente» e «taglio del futuro» (qui riferiti alla forma a Guyot).
Il «taglio del passato» (1) consiste nell’eliminare il capo a frutto (a), cioè il tralcio di due anni  che porta i tralci di un anno (b) che hanno fornito la produzione nell’anno in corso.
Il «taglio del presente» (2) consiste nel raccorciare al numero di gemme desiderato il tralcio scelto come capo a frutto per la produzione successiva ; in genere viene scelto quello sorto dalla gemma posizionata più in alto fra le due gemme dello sperone lasciato l’anno precedente. Infi ne, il « taglio del futuro» (3) consiste nello speronare a due gemme il tralcio sorto dalla gemma posizionata più in basso sullo sperone lasciato l’anno precedente, allo scopo di garantire il rinnovo.
tagli
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Il Guyot

Si tratta della forma di allevamento a tralcio rinnovato più conosciuta al mondo; in questo caso la potatura invernale consiste nell’asportare il tralcio che ha prodotto, sostituendolo con uno di quelli originatisi dalla «testa» ovvero dalla sommità del tronco. Il tralcio viene posizionato sul filo orizzontalmente, oppure inarcato e legato all’estremità (archetto).

Il tralcio inarcato favorisce la schiusura delle gemme centrali del tralcio. La formazione dell’archetto stimola inoltre l’emissione di germogli dalla sommità del tronco, rendendo superfluo lo sperone lasciato con la potatura; questa possibilità deve essere presa in considerazione quando si teme che i germogli sviluppatisi dallo sperone, trovandosi in posizione di nutrimento privilegiata, possano limitare lo sviluppo dei germogli del tralcio.

 Il numero di gemme per ceppo – correlato con la distanza tra le piante, impostata al momento dell’impianto in funzione della fertilità del suolo e della vigoria della combinazione vitigno/portinnesto – varia tra 8 e 15 e può arrivare fi no a 20 nel caso del Guyot bilaterale.

Per avere la certezza che sulla testa si formino alcuni tralci tra i quali scegliere quello che produrrà nell’anno successivo, sulla stessa è bene lasciare almeno uno sperone di 2-3 gemme.

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Nella potatura a guyot la posizione del rinnovo (con o senza sperone) deve essere sufficientemente al di sotto del filo portante (almeno 20-25 cm) in modo da garantire la corretta curvatura nel corso degli anni.

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Cordone speronato

L’adozione del cordone permanente, e quindi di una potatura corta, presenta il vantaggio dell’omogeneità di sviluppo e di una maggiore contemporaneità di maturazione dei grappoli, vantaggio che si traduce in una migliore qualità del vino. Si tratta però di una potatura che richiede attenzione: eventuali errori possono portare ad un rapido invecchiamento del cordone.

Questa forma di allevamento prevede una struttura con pali fuori terra per un’altezza di 1,8-2 metri; il cordone permanente viene posizionato sul filo portante ad un’altezza di 0,8-1 metro, il quale è in genere sormontato da 3 fi li distanziati 30-40 centimetri l’uno dall’altro per il contenimento della vegetazione, in modo da avere almeno 1 metro di parete vegetativa. Il cordone permanente ha in genere una lunghezza compresa tra 0,7 e 1 metro, che scende a 0,5 metri nel caso del cordone permanente bilaterale (quando cioè per ciascuna pianta vi sono due cordoni che si sviluppano in verso opposto). Le piante distano in genere 0,7-1 metro sulla fila e 2-2,5 tra le file. Come il nome lascia intuire il cordone speronato è adatto a vitigni dotati di buona fertilità delle gemme basali. Con la potatura vengono lasciati speroni di 1-3 gemme, privilegiando quelli presenti nella parte superiore del cordone – dato che la prerogativa di questa forma di allevamento è quella di far crescere la vegetazione verso l’alto – ed eliminando i tralci sviluppatisi nella parte inferiore. Gli speroni si ottengono dai tralci più bassi (cioè più vicini al cordone) originatisi dagli speroni lasciati nel corso della potatura invernale dell’anno precedente .Analogamente a tutte le forme di allevamento a cordone permanente, è bene privilegiare gli speroni più vicini al cordone, al fine di mantenerne attivi i centri vegetativi e ritardarne l’invecchiamento. Con questa forma di allevamento vengono lasciate da 8 a 12 gemme per metro lineare di cordone permanente.

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Un cordone dura di più se è coetano (anche col fusto) e se si riesce a limitare le ferite e l’ingrossamento alla base degli speroni (per aumentarne l’uniformità e la longevità è utile potare più corti quelli centrali, generalmente più deboli).

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I tagli di potatura vanno fatti sul legno giovane rispettando la corona basale per evitare il sovrapporsi  di grosse cicatrici (che, rimarginandosi lentamente, ostacolano il regolare flusso della linfa e favoriscono l’ingresso dei parassiti da ferita)

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Nei tagli di ritorno (nei sovrainnesti o per modificare la  potatura o recuperare le piante colpite da malattie del legno o fitoplasmi) la capitozzatura va fatta ad una certa distanza dal succhione e la ferita deve essere immediatamente protetta

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Anche le gemme degli speroni hanno una vigoria e una fertilità potenziale diverse in base alla loro posizione (in funzione anche dall’età della pianta e dall’andamento meteo)

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Nuovo Impianto

Nei nuovi impianti (e per la sostituzione delle fallanze) la precoce messa a dimora delle barbatelle abbastanza alte fuori terra e con radice molto corta) facilita un più rapido sviluppo delle radici in profondità (+ tempo e + spazio per svilupparsi prima del germogliamento).

barbatella

L’ancoraggio del palo di testata deve reggere la trazione di tutto il filare: per tenere bene deve avere una decisa inclinazione (come nel tiro alla fune) e non servono tanti fronzoli (basta un robusto tirante a piombo col terreno)

ancoraggio

La gestione del verde è più agevole e veloce con una gabbia di fili sfalsati (sufficientemente distanti e alternati ai due lati del palo) da ritendere al termine della potatura così che la nuova vegetazione può crescere eretta evitando il contatto reciproco tra i grappoli.

fili

POTATURA DI ALLEVAMENTO

Importante è uniformare lo sviluppo aereo a quello radicale e non lasciare cicatrici sul percorso della linfa .

IPOTESI A

Se alla fine del secondo anno la lunghezza dei germogli è maggiore dell’ultimo filo (>180 cm), si utilizza il più basso per formare l’intera pianta.

piano a

IPOTESI B

Se alla fine del secondo anno la lunghezza dei germogli è tra il primo e l’ultimo filo, (100-180 cm) si pota il più basso a circa 20 cm dal primo filo lasciando non più di 3 germogli e si completerà la pianta nell’anno successivo

piano b

IPOTESI C

Se alla fine del secondo anno la lunghezza dei germogli è inferiore al primo filo, si pota il più basso a 2 gemme e si completerà la pianta nell’anno successivo

piano c

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Aspetti pratici viticoltura sostenibile

Per essere sostenibile la viticoltura deve proporre soluzioni ecologicamente valide, economicamente vantaggiose, socialmente gradite.
Il che significa dare garanzie per il futuro:
  • al produttore (messa a punto di strategie colturali in grado di tutelare una produzione economicamente interessante);
  • al consumatore (commercializzazione trasparente di prodotti validi sotto i profili qualitativi e igienico-sanitari);
  • all’ambiente (presenza dell’uomo sul territorio per la conservazione e la difesa delle risorse naturali).

IMPORTANTI SONO LE BUONE PRATICHE VITICOLE